venerdì 9 agosto 2013

La Resistenza della Poesia: Menecmi di Plauto

Come già ebbi modo di dirvi nella mitologica presentazione del blog, in Balzar Corporation la cultura conta.
Eccome se conta.
E anche se, da bravi nerd, ci piace parlare più di fumetti, è innegabile (e ci mancherebbe altro) che la cultura passi in primo luogo dalla letteratura tradizionale, specie quella antica.

Potevo quindi esimermi dall'assistere ad una rivisitazione del "Menecmi" di Plauto ad opera dei ragazzi di "La Resistenza della Poesia" appena sotto casa mia?
La risposta è ovviamente SÌ, avrei potuto. 
Ma mi sarei perso uno spettacolo coi fiocchi: divertente, brillante, recitato bene e, soprattutto, con Passione.
Quella con la P maiuscola, che fin troppo spesso manca nel mondo dello spettacolo moderno.

La P maiuscola.

Ma facciamo un po' d'ordine.
Chi è Plauto?
Cos'è Menecmi?
Cos'è La Resistenza della Poesia?
Cosa sono i Megapokémon? (Ah no, di questo ne parleremo nel prossimo articolo...)

Pancrazio, il primate prodigio, torna ad esprimere i suoi dubbi con voi.

Mettiamo le cose in chiaro. Balzar Corporation non è Wikipedia. Wikipedia è questa qua.
Aspettate, ve lo rispiego bene:

MASSIMA DEL GIORNO:
"Balzar Corporation NON è Wikipedia!"

NO!

Non starò qui a dirvi enciclopedicamente di cosa sto trattando, ne darò semplicemente una visione d'insieme ed entrerò nel merito dello spettacolo di ieri. 

Tito Maccio Plauto è (era) un tizio che faceva (fa) ridere. E ridere di gusto.
Non con gli scherzi telefonici, nè scorreggiando nei parchi o girando cinepanettoni: no, Plauto era un commediografo latino
Ah, che risate si facevano i romani con Maccio.

No, non QUESTO Maccio...
...ma questo.
Bellino.

Un commediografo, dunque.
E come tutti i commediografi che si rispettino, direte voi, avrà scritto qualche commedia. Bravi, sapevo di avere un pubblico svelto!
In effetti Plauto ha scritto una quantità ABNORME di commedie e ha dato un apporto fondamentale alla letteratura mondiale, gettando le basi di tantissimi topoi ricorrenti nelle opere dei secoli a venire.
E Menecmi non fa eccezione.

Ma di che tratta, 'sta commedia?
La trama è tanto semplice quanto intricata ed ilare.
Sosicle e Menecmo sono due gemelli siracusani separati da piccoli per via di uno smarrimento di quest'ultimo al mercato di Taranto.

Genitori persi al mercato...
Mmm...

Il povero malcapitato infante viene fortunatamente preso in adozione da un mercante di Epidamno, mentre il fratello Sosicle viene rinominato "Menecmo" in suo ricordo.

Menecmo e Menecmo in tutto il loro splendore.

Cresciuto, Sosicle (che da qui chiamerò Menecmo β in contrapposizione all'originale Menecmo α) gira il mondo in compagnia del servo Messenione alla ricerca del gemello scomparso e finalmente, dopo anni, sbarca ad Epidamno. A causa di identico nome ed aspetto, tuttavia, i fratelli vengono ripetutamente scambiati l'uno per l'altro dai vari comprimari: Messenione stesso, la moglie, il suocero e l'amante di Menecmo α, il parassitario Spazzola, il medico...
Il tutto si sviluppa nella più classica delle commedie degli equivoci che terminerà con l'altrettanto classico ricongiungimento di Menecmo 
α e Menecmo β
Ma il vero equivoco qui sarebbe appunto considerare quest'opera un "già visto", perché si da il caso che che Menecmi sia uno dei primissimi esempi al mondo di una storia strutturata in questa maniera, se non il primo in assoluto. E scusate se è poco.


"Sgrizzo re di Baia Papero" (Topolino #2281, Russo/Faccini, anno 1999),
un esempio di commedia basata sullo scambio di identità.

E qui entra in gioco "La Resistenza della Poesia": un'associazione culturale nata dall'amore per la letteratura di un gruppo di giovani ragazzi dell'urbinate.
Se inizialmente non era niente più che il ritrovo di un pugno di appassionati che leggevano poesie il lunedì sera in un salotto, col tempo si è evoluta in qualcosa di più: a questo amore per la letteratura si è aggiunta pian piano la volontà di trasmettere questa passione ad altri sfruttando le proprie abilità recitative, canore e di scrittura. Con risultati via via più soddisfacenti.

Bravi, giovani, belli, in gamba. E che volete di più?

Nella loro rivisitazione moderna di Menecmi alla maniera della commedia dell'arte (utilizzando delle maschere per caratterizzare e distinguere i personaggi, insomma) hanno dato il massimo: hanno preso l'opera originale e non l'hanno semplicemente tradotta ma l'hanno attualizzata, caricata di gag prese a piene mani dalla modernità (battute su Vendola, Facebook -pardon, "Facies Liber"-, Gollum, Spider-Man...), hanno ironizzato sul latino (lingua originale dell'opera, ricordiamolo), vi hanno inserito degli intermezzi di musica contemporanea (magistrale la loro versione della sigla di Batman di Cristina D'Avena) e, soprattutto, mi hanno intrattenuto molto piacevolmente dimostrando che ancora oggi si può ridere con Plauto.

Capito, capre?

La recitazione è magistrale, si ha la netta impressione di avere a che fare con dei professionisti: il modo di adattarsi ai ruoli, i cambi di voce, le intonazioni, le espressioni facciali (in assenza di maschera, ça va sans dire): tutto contribuisce a creare la giusta atmosfera che una rappresentazione di questo tipo dovrebbe trasmettere.
Dunque applausi, applausi, scrosci di applausi.


Perché è di QUESTO che abbiamo bisogno in Italia: giovani in gamba con buone idee che fanno buone cose e che, possibilmente, mentre le fanno promuovono un po' di conoscenza nel Paese che teoricamente dovrebbe essere il numero uno al mondo in termini di cultura.

Se siete di Urbino e dintorni, DOVETE assistere ad uno spettacolo di questi ragazzi.
Se abitate più lontano... beh, vi ricordo che Urbino è particolarmente bella d'estate ed è a un'oretta dal mare.
In ultima istanza vi linko il sito di "La Resistenza della Poesia", che è molto interessante e merita sicuramente ben più di una capatina. Se non ci andate, siete dei SICOFANTI!


Heil Karin!










2 commenti:

  1. Te la sei spaesata alla grande, insomma.

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    1. "Spaesata"? Comunque sì, mi è piaciuto un sacco! :D

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